Il Bugiardino
Quando Il Bugiardino è nato, le idee non erano ancora delineate come lo sono oggi. Ma l’impostazione c’era già. Tanto che il primo gesto è stato scrivere un Manifesto, a cui questo spazio è rimasto coerente da allora.
Negli ultimi giorni è emersa l’esigenza di dare a quell’impostazione una forma scritta. Non per cambiare rotta, ma per renderla visibile anche a chi arriva ora.
Oggi, a chi chiedesse “cos’è Il Bugiardino?”, la prima risposta sarebbe semplice: è uno spazio.
Quello che segue è il documento nato per spiegarlo.
Sei punti, come i sei del Manifesto. Anche questo, forse, non è un caso.
1. Cos’è Il Bugiardino
Il Bugiardino è uno spazio transfemminista e intersezionale che interroga il ruolo sociale della farmacia, riconoscendo nella cura una pratica politica.
Transfemminista perché rifiuta il binarismo di genere come sistema di potere. Intersezionale perché riconosce che le forme di oppressione si intrecciano e producono esperienze diverse di esclusione, privilegio e marginalizzazione.
Non è uno spazio neutro. La neutralità è essa stessa una postura politica. Per questo sceglie di dichiarare la propria: stare dalla parte di chi è esclusə, marginalizzatə e invisibilizzatə.
L’immagine del logo è creata con l’AI
2. Perché esiste
Il Bugiardino nasce da una percezione: il discorso pubblico sulla farmacia ha finora messo al centro il luogo più delle persone che lo vivono quotidianamente; il ruolo commerciale più di quello sociale; la prossimità geografica più di quella relazionale.
In questa narrazione mancano i due soggetti che attraversano quotidianamente la farmacia: lɜ farmacistɜ che stanno faticosamente costruendo una voce collettiva; lɜ cittadinɜ che raramente vengono riconosciutɜ come soggetti politici.
Da questa percezione — parziale, situata, dichiarata — nasce la necessità di uno spazio diverso.
Il Bugiardino nasce per rompere un silenzio.
Lo fa costruendo uno spazio di confronto e dialogo, dove una pluralità di voci possa far emergere un nuovo linguaggio intorno alla farmacia.
3. Come è fatto
Il Bugiardino è uno spazio che prende forma attraverso tre dimensioni interconnesse. Ognuna esprime una diversa possibilità dello stesso spazio, ma nessuna esiste indipendentemente dalle altre.
Dimensione editoriale
È la dimensione pubblica del Bugiardino. Nasce per spiegare la cura: analizzarla, decostruirla, raccontarne le implicazioni sociali e politiche. Attraverso Substack e Instagram mette in circolazione analisi, articoli e decostruzioni, aprendo il confronto con chi desidera conoscere, discutere o contribuire. Qui si costruiscono le parole con cui leggere e raccontare la farmacia.
Dimensione di mutuo riconoscimento
È la dimensione in cui farmacistɜ con una sensibilità politica e sociale possono incontrarsi, riconoscersi e costruire relazioni. Nasce per contrastare l’isolamento che molte persone vivono nei propri contesti professionali e cresce attraverso i legami che riesce a creare.
Dimensione di azione collettiva
È la dimensione in cui le relazioni possono trasformarsi in azione. Non ha una forma prestabilita. Eventi, progetti, percorsi di formazione, ricerca o advocacy sono possibilità che potranno emergere dalla comunità che la attraversa.
Le tre dimensioni si intersecano continuamente e aprono nuove possibilità: la prima rende possibile un linguaggio condiviso, la seconda relazioni, la terza pratiche comuni.
4. A chi si rivolge
Il Bugiardino si rivolge a chi riconosce nella farmacia un luogo sociale, relazionale e comunitario, e desidera esplorarne il significato politico.
Si può arrivare a Il Bugiardino da esperienze diverse. Ogni persona può attraversarne la soglia.
Come farmacistɜ, per uscire dall’isolamento e trovare uno spazio di mutuo riconoscimento.
Come attivistɜ, per interrogare il rapporto tra salute, corpi e accesso ai diritti.
Come cittadinɜ, per guardare la farmacia non solo come servizio, ma come luogo attraversato da relazioni, conflitti e possibilità.
I punti di ingresso sono diversi. Lo spazio è lo stesso.
5. Che cosa vuole rendere possibile
La direzione è più chiara della destinazione.
Il Bugiardino vuole contribuire a rendere la farmacia e la cura temi di dibattito pubblico, non confinati alla tecnica, alla professione o alla sanità, ma riconosciuti come questioni sociali e politiche.
Non vuole diventare una voce di riferimento, né l’unico spazio in cui si parla di questo tema. Una volta avviato questo dibattito, che continui anche altrove, con altre voci.
Riprendendo e ribaltando una metafora di Stephen Covey, Il Bugiardino è come la sabbia versata in un vaso già occupato da sassi e ghiaia. Non prende il posto dei sassi: riempie gli spazi che rimangono tra l’uno e l’altro, quelli meno visibili ma indispensabili alla stabilità dell’insieme.
Anche i progetti che nasceranno da questo spazio seguiranno la stessa postura. Queste soluzioni gestite dal basso non vorranno essere permanenti: rimarranno finché non interverrà, anche a livello istituzionale, chi avrebbe gli strumenti per farsene carico in modo strutturale.
Per questo Il Bugiardino non è pensato per durare per sempre.
È uno spazio nato per rompere un silenzio. Esisterà finché sarà necessario — non un giorno di più.
6. Di cosa vive
Uno spazio prende forma attraverso chi lo abita. Per restare vivo, Il Bugiardino ha bisogno di tre condizioni
Voci — farmacistɜ, attivistɜ, cittadinɜ che vogliano contribuire con la loro prospettiva. La redazione è aperta a chi condivide la postura, non solo la categoria professionale.
Competenze — conoscenze, pratiche e strumenti che permettano allo spazio di prendere forma, crescere e sperimentare.
Sostenibilità — il tempo e le risorse necessari perché questo spazio possa continuare a esistere. Senza questa condizione, le altre due non possono realizzarsi.


